Yuval Noah Harari: lo storico che chiede cosa resta di noi quando gli algoritmi decidono meglio
Con Homo Deus, Yuval Noah Harari ha posto la domanda che oggi ci toglie il sonno: cosa resta della libertà umana quando gli algoritmi decidono meglio di noi? Un ritratto dello storico che ci invita a non delegare mai il nostro giudizio.
Lawrence Lessig: il giurista che capì che «il codice è legge» e perché vale doppio per l’AI
Il giurista Lawrence Lessig ha riassunto in quattro parole una verità cruciale: il codice è legge. Ogni tecnologia incorpora regole decise da qualcuno. Un ritratto di chi ci aiuta a restare cittadini, e non semplici utenti, nell’era dell’AI.
Stewart Brand: l’uomo che disse «l’informazione vuole essere libera» ma la frase è più complessa di così
Ted Nelson inventò l’ipertesto e sognò Xanadu, un mondo digitale in cui nulla si perde e ogni autore è compensato. Il web scelse un’altra strada. Un ritratto malinconico e attualissimo, mentre l’AI si nutre dei contenuti di tutti.
Ted Nelson: il visionario che sognò un web migliore di quello che abbiamo e perché conta per l’AI
Ted Nelson inventò l’ipertesto e sognò Xanadu, un mondo digitale in cui nulla si perde e ogni autore è compensato. Il web scelse un’altra strada. Un ritratto malinconico e attualissimo, mentre l’AI si nutre dei contenuti di tutti.
Byung-Chul Han: il filosofo che ha diagnosticato la malattia della nostra epoca digitale
Nessuno ci obbliga a essere sempre produttivi: lo facciamo da soli. Byung-Chul Han ha dato la diagnosi più lucida della nostra stanchezza digitale. E l’AI può aggravarla o aiutarci a spezzarla. Dipende da come la usiamo.
danah boyd: l’etnografa che ha capito i social media meglio di chi li ha creati
Ha passato anni con gli adolescenti, non con i dati. E ha scoperto che i «nativi digitali» non esistono. La sua lezione sulle persone reali dietro gli schermi è oggi essenziale per ogni azienda che introduce l’AI.
Donna Haraway: la filosofa-biologa che nel 1985 dissolse il confine tra uomo e macchina
«Preferisco essere un cyborg che una dea», scrisse. Il suo Manifesto Cyborg anticipò di decenni la domanda che l’AI generativa ci pone ogni giorno: dove finisce il lavoro umano e dove comincia quello della macchina?
Shoshana Zuboff, la studiosa di Harvard che ha svelato cosa succede davvero ai vostri dati
«Se non paghi per il prodotto, il prodotto sei tu.» Avrete sentito questa frase mille volte. Ma la verità, secondo la studiosa di Harvard Shoshana Zuboff, è persino più radicale: non sei il prodotto. Sei la MATERIA PRIMA.
Kevin Kelly: l’uomo che nel 1994 descrisse l’intelligenza artificiale usando la metafora di un alveare
Autodidatta, fotografo, co-fondatore di Wired. Nel suo capolavoro «Out of Control» descrisse un futuro fatto di sistemi che imparano da soli – come alveari, come reti. I fratelli Wachowski lo resero lettura obbligatoria per Matrix.
Alvin Toffler: nel 1980 aveva già capito perché oggi vi sentite travolti dall’intelligenza artificiale
Alvin Toffler coniò la parola «prosumer» quarant’anni prima della creator economy e descrisse il «future shock», il disorientamento da troppo cambiamento. Se l’AI vi sembra andare troppo veloce, lui aveva già spiegato perché.










